LA MAPPA DEI SOCIAL NETWORK NEL MONDO
Non avendone trovate di aggiornate in giro, ho creato una mappa dei social network più popolari del mondo…
Le maggiori evidenze:
- Facebook ha quasi colonizzato l’Europa e si appresta ad estendersi ovunque, nel tentativo di spodestare i social network locali
- QQ, domina in Cina e con i suoi 300 milioni di utenti è il più grande social network del pianeta
- MySpace ha perso la sua leadership ovunque (eccetto nell’isola di Guam)
- V Kontakte la fa da padrone nei territori della Russia
- Orkut rimane forte in India e Brasile
- Hi5 resiste in Peru, Colombia, Ecuador e in altre nazioni come il Portogallo, la Mongolia e la Romania
- Odnoklassniki sopravvive in alcune repubbliche dell’ex Unione Sovietica
- Maktoob rimane la più importante community araba
Berlusconi, Tartaglia e il “popolo di Facebook”
In poche ore Massimo Tartaglia è divenuto fulcro tanto per gruppi anti-Berlusconi, quanto per gruppi pro-Berlusconi. Ed ora sono già in molti a puntare il dito contro Internet e contro Facebook, quali ricettacoli di odio: si chiede vigilanza e censura.
Il popolo di Facebook ha creato gruppi pro-Tartaglia, il popolo di Facebook ha istigato gesti violenti, il popolo di Facebook ha commesso apologia di reato, il popolo di Facebook ha glorificato un violento. Queste le tante reazioni il giorno dopo l’aggressione a Silvio Berlusconi, che abbiamo monitorato online fin dalla prima ora. Sono molti i giornali pronti a sottolineare la reazione che “il popolo di Facebook” avrebbe avuto fin dai primi attimi successivi ai fatti di Milano. Con un peccato originale, però, nella definizione: il “popolo di Facebook”, semplicemente, non esiste.
Per superficialità di approccio l’utenza che si esprime su Facebook viene giudicata alla stregua di un gruppo organizzato, identitario, organicamente legato da principi in realtà totalmente assenti. Dopo i primi moniti, infatti, già vi sono accuse precise e le prime richieste di “oscuramento”. Corriere della Sera: «Il popolo della rete è tornato a farsi sentire. Dopo i gruppi nati su Internet nel 2004 a sostegno del treppiede lanciato contro il premier Berlusconi in piazza Navona, anche ieri, a meno di un’ora dall’aggressione, su Facebook si sono moltiplicati gli schieramenti pro e contro Massimo Tartaglia. Più di 270 i gruppi e oltre ventimila i fan [...]. Entusiasmo, facile ironia, in alcuni casi tifo da stadio. [...] Gianfranco Rotondi si è espresso sull’accaduto: “L’inno a Tartaglia su Facebook è il segno della barbarie in cui è precipitato il Paese. [...] Roberto Maroni ha chiesto un rapporto alla polizia Postale di cui discuterà oggi durante l’incontro con il prefetto di Milano per fare chiarezza “sul clima di odio alimentato anche dai siti”».
La Repubblica, in parallelo, segnala la richiesta della deputata PdL Micaela Biancofiore, la quale «invita il ministro Maroni a intervenire col Viminale per “oscurare immediatamente i siti, escalation di istigazione alla violenza”». Quella che nelle prime ore appariva come un normale rigurgito di protesta, nelle ore ha accumulato migliaia di fans fino a giungere alle cronache nazionali. Di qui agli interventi politici il passo è breve, e mette ora nuovamente in discussione il filo sottile tra libertà e controllo sul quale la Rete vive ogni singolo giorno. In mattinata, infatti, ecco il monito di Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno: «Ci sarà adesso un monitoraggio di questi siti [...] La nostra polizia postale e le altre forze di polizia – con tutti i limiti che un intervento di questo tipo comporta, sia tecnici, sia di normativa – cercheranno di capire e di risalire [a chi ha lanciato messaggi di minaccia o di odio]. Ci proviamo, non sarebbe la prima volta che si arriva a dei risultati». Duro anche il ministro per le Politiche Europee Andrea Ronchi, in mattinata: «È scandaloso e moralmente inaccettabile ciò che stiamo leggendo in queste ore su internet e nei social network. Per questo chiederò al ministro dell’Interno di procedere all’oscuramento dei siti in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente Silvio Berlusconi».
I fatti si limitano ad una evidenza: un fatto di cronaca tanto clamoroso alza i toni del dibattito su ogni media, e la Rete in questo non è da meno. La differenza è nel fatto che la Rete non ha filtri e la “pancia” della gente si esprime con un “fuori onda” senza soluzione di continuità, parlando istintivamente ed aggregandosi sotto forma di gruppi a costo zero, senza ideali che valgano più di un semplice click effettuato senza ragionamento alcuno. Il cosiddetto “popolo della Rete” è semplicemente una sommatoria priva di significato che non sia quello di una reazione istintiva. Uno studio sociologico approfondito su questo tipo di espressione di massa dovrà essere alla base di qualsivoglia intervento su siti e social network, prima che reazioni altrettanto istintive possano prendere piede a limitazione della libertà di espressione.
Quando i siti anti-Berlusconi ed anti-Alfano presero forma nei mesi scorsi, Facebook si limitò ad obbligare un cambio nel titolo per smussare il carico di barbarie concentratosi sulle pagine di riferimento: l’abbassamento dei toni sul problema politico cancellò anche tutte le polemiche insorte sui gruppi nati sul social network. In questo caso nulla è al momento stato portato avanti ed a 12 ore dall’aggressione si contano 58 risultati alla query “Massimo Tartaglia“, ognuno con una sequela più o meno lunga di affiliazioni, ma suddivisi tra “pro” e “contro”. Il dito sembra però nuovamente puntato contro quelle che a suo tempo definimmo provocatoriamente “Brigate Facebook“: finché non si abbasserà la tensione, l’attenzione dovrà restare alta.
Il cosiddetto “popolo di Facebook”, insomma, non sembra avere una opinione propria, né una identità organica al di fuori di quella aggregativa legata al mezzo di comunicazione comune, ma è evidente comunque il vociare crescente di una piazza nella quale stanno confluendo le multiformi reazioni di milioni di italiani. Nessuna voce rappresentativa, ma solo rumore crescente. Capire Facebook ed il reale valore del suo “popolo” potrebbe essere un primo passo verso la comprensione degli effetti collaterali che la tensione crescente degli scontri politici può far scaturire in una piazza. Senza per questo limitare in alcun modo nessuna piazza: né quelle reali, né quelle virtuali.
Una curiosa concomitanza di tempi porta peraltro sul New York Times, fianco a fianco, due storie differenti provenienti dall’Italia: la prima è l’aggressione al premier; la seconda è il processo a Google e l’analisi delle responsabilità che proprio alcuni procuratori di Milano vorrebbero far pesare sul gruppo di Mountain View a causa del tristemente famoso filmato portato su Google Video anni or sono. Fianco a fianco, le due storie avranno molto da dire su quello che potrà essere il futuro della Rete nel nostro paese.
Obama per il Nobel della pace
«Accetto questo premio con profonda gratitudine e grande umiltà»: sono queste le prime parole pronunciate da Barack Obama durante la cerimonia di consegna del premio Nobel per la pace oggi a Oslo. Nel suo discorso il presidente americano ha parlato della guerra e ovviamente della pace. Della necessità di puntare a un multilateralismo nelle relazioni diplomatiche e nell’azione politica per tendere alla pace («Uniamoci per un mondo migliore e di pace»).
Obama ha detto che i conflitti armati non saranno mai eliminati. «La storia lo dice. Se la pace è l’obiettivo, la guerra è qualche volta giustificata». E d’altronde, «il regime nazista non avrebbe potuto essere fermato da un movimento puramente pacifista. E con i negoziati non si può convincere al Qaida a deporre le armi». Obama ha chiesto ai suoi partner internazionali di aiutarlo a «costruire un mondo come dovrebbe essere».
«Dire che la forza è a volte necessaria non è cinismo ma è il riconoscimento della storia, delle imperfezioni dell’uomo e dei limiti della ragione» ha aggiunto sottolineando però che per quanto una guerra possa essere «necessaria sarà sempre una tragedia, non può essere gloriosa non deve essere sbandierata».
«La guerra è necessaria ma non è mai gloriosa, e non bisogna mai spacciarla come tale. La guerra è una premessa di tragedia umana». Obama ha lanciato la proposta per definire standard internazionali per giustificare il ricorso alla guerra, nell’ambito di una visione di rafforzamento delle istituzioni internazionali. «L’America – ha ricordato il presidente Obama – ha contribuito negli ultimi 60 anni al mantenimento della pace, ma oggi l’America da sola non può garantire la pace».
«Dobbiamo impegnarci per prevenire la proliferazione di armi nucleari, e puntare ad un mondo senza di esse», ha detto anche il presidente. «Non ho con me oggi una soluzione definitiva ai problemi della guerra. Quello che invece so è che per affrontare queste sfide è necessaria la stessa visione, lo stesso lavoro duro e la stessa insistenza di quegli uomini e quelle donne che hanno agito con coraggio decenni fa. E a noi è richiesto di ripensare le nozioni di guerra giusta e gli imperativi di una pace giusta».
Il discorso di Obama si è concluso con un lungo applauso e la standing ovation dei presenti.
MA NON SOLO APPLAUSI ANCHE TANTE CRITICHE….
Fidel Castro critica il premio
L’ex presidente Fidel Castro ha accusato oggi il presidente statunitense Barack Obama di essere stato «cinico» per aver accettato il Nobel per la Pace «quando ormai aveva deciso di portare la guerra in Afghanistan fino alle ultime conseguenze». Nel discorso a West Point dello scorso primo dicembre, Fidel dice nell’articolo pubblicato oggi su internet di aver avuto «la sensazione di stare ascoltando George W.Bush; i suoi argomenti non sono per nulla diversi dal suo predecessore tranne il fatto che Obama era contrario alle torture». Fidel ha attaccato Obama per «non aver detto una parola sulle centinaia di migliaia di persone, compresi bambini e anziani, che sono morte in Iraq e Afghanistan e i milioni di iracheni e afghani che soffrono le conseguenze della guerra senza alcuna responsabilità nei fatti successi a New York». «Adesso – aggiunge Fidel – bisogna aspettare un altro discorso teatrale a Oslo, nuove frasi che nascondono l’esistenza reale di una super potenza imperiale con centinaia di basi militare dispiegate in tutto il mondo e duecento anni di interventi militari nel nostro emisfero».
Campania, dal 1 dicembre c’è il Dgt
Da martedì primo dicembre inizia a Napoli e in Campania il passaggio totale al Digitale terrestre: per vedere i canali di sempre oltre alle tante nuove reti gratuite (30 canali nazionali più le locali) è necessario un decoder acquistabile in negozi o centri commerciali o possedere una tv nuova che non ha bisogno di decoder. Per informazioni c’è il numero verde del ministero delle Comunicazioni 800.022.000 o il sito http://decoder.comunicazioni.it/
Se non sei attrezzato non vedi più le tue reti di sempre: la tv analogica cessa di esistere. Per essere attrezzato serve o un decoder digitale terrestre da collegare al tuo televisore e alla tua normale antenna, o una tv di nuova generazione che ha già il decoder incorporato, con il digitale terrestre hai una migliore qualità di immagine e oltre ai canali che conosci ne vedrai molti altri nuovi: dedicati al cinema, ai bambini, all’informazione. E tutti gratuiti. Il digitale terrestre non è un cambiamento che avviene solo in Italia. E’ un passaggio che interessa tutti i paesi europei, gli Stati Uniti e persino il Giappone e l’Australia. Il motivo di questo cambiamento è dovuto al progresso tecnologico: nel tempo sono passati alla tecnologia digitale la musica (cd al posto del dischi in vinile), la fotografia (smart card invece delle pellicole), i video (dvd al posto delle videocassette). E i miglioramenti in termini di qualità sono sotto gli occhi di tutti. Ma oltre alla qualità dell’immagine, tutto il mondo abbandona la tv analogica anche per abbattere gli sprechi: il risparmio riguarda l’enorme spazio occupato dai canali analogici nell’etere. Per darvi un’idea, dove prima passava un solo canale, oggi con la tecnologia digitale ne possono passare anche sei-sette. E questo significa che si può ricevere un’offerta più ricca, cioè molti più canali di prima.
Violante Placido sarà la nuova Moana

Tradita, giudicata, spudorata, esibizionista, trasgressiva, immorale e immortale. Questa era Moana Pozzi, pornodiva dotata di una classe e di una sensualità fuori dal comune, una donna bisognosa di amare e di essere amata, una figlia incompresa e ribelle che ad un certo punto della vita decide di oltrepassare i limiti consentiti e di manifestare ai genitori e al mondo intero il suo bisogno di essere accettata, nel bene e nel male. Nessun’altra donna italiana ha mai osato fare una cosa simile, per questo Moana è divenuta negli anni un vero e proprio mito, in particolar modo dopo la misteriosa morte che sopraggiunse in un giorno d’autunno del 1994 in una clinica di Lione quando aveva solo 33 anni. Una figura femminile emblematica che incarnava sensualità e femminilità e che sprizzava erotismo da tutti i pori, una ragazza ribelle che si conquistò la notorietà in barba ai perbenismi e al bigottismo negli anni a cavallo tra gli ’80 e i ’90. Una vita, la sua, che parte dalla provincia genovese dove era stata educata rigidamente da una famiglia cattolica (padre catechista nelle scuole) l’ha portata a recitare sul grande schermo in qualche prestigiosa comparsata, poi sui set a luci rosse e poi su tutti i giornali, sui manifesti elettorali e persino nella tv di stato. Una minifiction in due puntate, quella di Sky, che fa rivivere a quindici anni dalla morte il mito di una delle donne più rivoluzionarie della storia italiana contemporanea, interpretata da una strepitosa Violante Placido, scelta dopo il provino tra più di cinquemila candidate.
A presentare Moana, quarta produzione originale di Sky dopo Quo vadis, Baby?, Romanzo Criminale e Nel nome del male, ci sono il vicepresidente di Sky-Italia Andrea Scrosati, il capo di Sky Cinema e Sky Uno Nils Hartmann – che ha anche parlato dei nuovi progetti in cantiere – il produttore Leonardo Breccia che con la Polivideo ha realizzato il progetto, il regista Alfredo Peyretti (subentrato in corsa per sostituire l’ideatore e regista originario Cristiano Bortone, che compare come sceneggiatore e supervisore creativo della fiction) e gli attori protagonisti Violante Placido, Fausto Paravidino (nel ruolo di Riccardo Schicchi) e Giorgia Wurth (nei panni di Ilona Staller). La scabrosa minifiction in due puntate andrà in onda martedì 1 e mercoledì 2 dicembre in una sorprendente prima serata su Sky Cinema 1 e su 1 HD.
Digitale terrestre. Nel Lazio è caos completo

Tendenze tessuti e accessori primavera / estate 2010
Cosa andrà di moda nel 2010? Ce lo anticipano gli organizzatori di Milano Unica e i responsabili della Commissione Stile di Moda In alla presentazione a Milano del 30 ottobre. Da essa emerge in modo determinante un importante concetto: il gioco degli estremi, che farà da filo conduttore per i tessuti e gli accessori moda della prossima primavera/ estate 2010. Un’estremizzazione all’insegna di due macro-tendenze principali: il filone minimalista, caratterizzato da tecnologia applicata a materiali naturali, e quello massimalista, spettacolare, ma presentato in una forma sobria ed attenuata. Quale dei due avrà la meglio?
Obama, premio Nobel per la pace 2009
Il 9 ottobre la commissione di Oslo ha deciso di assegnare il riconoscimento del premio Nobel per la pace 2009 al presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. La motivazione è legata agli sforzi per il dialogo mostrati dal presidente nel corso dei primi mesi del suo mandato: per la scelta di Obama della riduzione degli arsenali nucleari e il suo impegno per la pace globale. Primo afro-americano a rivestire la carica più alta del paese, Obama ha chiesto il disarmo nucleare e sta lavorando dall’inizio del suo mandato per riavviare le trattative di pace in Medio Oriente. La decisione è stata presa all’unanimità, forse perché la commissione ha riconosciuto gli sforzi del presidente statunitense per ridurre gli arsenali nucleari, lavorare per la pace nel mondo e la volontà degli Stati Uniti di lavorare con gli organismi internazionali.
La ripresa del Pil nazionale
Dopo quindici mesi, ovverosia cinque trimestri, di calo del prodotto interno lordo, l’Italia è ufficialmente tornata sul sentiero della crescita; secondo quanto reso noto infatti dall’Istat, l’Istituto Nazionale di Statistica, nel terzo trimestre di quest’anno il PIL italiano è cresciuto dello 0,6% rispetto al secondo trimestre 2009. Trattasi di un rimbalzo che fa ben sperare ma che, comunque, rispetto all’andamento del prodotto interno lordo dello scorso anno, disegna ancora un quadro negativo; rispetto al terzo trimestre dello scorso anno, infatti, nel periodo luglio-settembre 2009 il PIL è sceso del 4,6%. L’Istat ha anche fornito una stima sul prodotto interno lordo dell’intero 2009, rilevando come, supponendo una assenza di variazioni del PIL per l’ultimo trimestre di quest’anno, il prodotto interno lordo si attesterà a -4,8%, ovverosia con un calo meno ampio rispetto al -5,1% che l’Istituto aveva calcolato dopo aver acquisito il dato sul PIL del secondo trimestre 2009. Ma per una notizia buona che arriva per il nostro Paese, un’altra, decisamente meno buona, giunge dalla Banca d’Italia, la quale ha reso noto che nello scorso mese di settembre il debito pubblico è salito raggiungendo un nuovo livello record, pari a ben 1.786,8 miliardi di euro; pollice verso anche per le entrate erariali che, in base ai dati forniti da Bankitalia, sono scese nei primi nove mesi di quest’anno del 3,5%.
L’aumento congiunturale del Pil italiano, spiega l’Istat, è il risultato di un aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e di una diminuzione del valore aggiunto dell’agricoltura. L’Istituto di statistica specifica che il terzo trimestre 2009 ha avuto quattro giornate lavorative in più rispetto al trimestre precedente e una giornata lavorativa in più rispetto all’analogo periodo del 2008. Il confronto congiunturale con gli altri Paesi mostra che il Pil nel terzo trimestre è aumentato dello 0,9% negli Stati Uniti ed è diminuito dello 0,4% nel Regno Unito. In termini tendenziali, il prodotto interno lordo americano è diminuito del 2,3% mentre quello del Regno Unito è calato del 5,2% (contro il -4,6% registrato in Italia). Il prodotto interno lordo nel terzo trimestre 2009 si è attestato a 304,3 miliardi. L’Istat comunica infine di aver rivisto il dato relativo al secondo trimestre 2009: la variazione tendenziale passa da -6% inizialmente comunicato a -5,9%.
La variazione del Pil registrata nel terzo trimestre 2009 (+0,6% congiunturale) è la migliore dal quarto trimestre del 2006, quando la crescita fu pari allo 0,9% congiunturale. Lo comunica l’Istat
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SCAJOLA – Soddisfatto il ministro Scajola, secondo cui «ora dobbiamo coniugare il rigore dei conti pubblici allo sviluppo, puntando in maniera significativa sull’innovazione: tra questi temi c’è la banda larga, proprio per aiutare in maniera veloce la ripresa economica del Paese nei settori che possono migliorare la competitività delle nostre imprese».
BRUNETTA – Anche per il responsabile della Funzione pubblica, Renato Brunetta, la ripresa del Pil «è un’inversione di tendenza che ha un significato straordinario dal punto di vista statistico, perchè se gli ultimi trimestri sono positivi faranno partire in accelerazione l’anno successivo. Questo può voler dire che nel 2010 andremo oltre l’1% se anche il quarto trimestre sarà positivo».

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